Il 21 e il 22 novembre 2013 si è svolto a Udine FRAME, occasione di incontri e riflessioni sul tema del video e del cinema sperimentale, iniziativa di approfondimento tematico sul rapporto “arte-video-cinema digitale” ospitato quest’anno all’interno del K3 Film Festival.  In termini di adesione FRAME ha ottenuto: 

- il coinvolgimento istituzionale di alcuni partner pubblici, tra cui il Comune di Udine e la Regione Friuli Venezia Giulia, sostenitore anche economico dell'iniziativa;

- il coinvolgimento di partner di eccellenza tra cui: L’Archivio Carlo Montanaro (Ve) e La Cappella Underground (Ts)  le quali hanno inserito l'iniziativa all'interno dei propri canali informativi (Homepage siti/newsletter/mailing list)  ma soprattutto hanno fattivamente collaborato al progetto. In termini di supporto tecnico/artistico, inoltre, l’Archivio Carlo Montanaro ha disposto all’attenzione del pubblico alcuni importanti documenti storici del cinema sperimentale italiano ed internazionale, oggi altrimenti difficilmente reperibili. 

- l'adesione di importanti artisti della scena video sperimentale italiana ed internazionale, che hanno presentato personalmente in sala alcuni momenti della propria ricerca. 

FRAME ha inoltre amplificato la propria risonanza sul territorio grazie alla collaborazione con il K3 Film Festival offrendo al contempo la presenza di importanti artisti del comparto della videoarte e del cinema sperimentale nonché di esperti e critici nazionali di settore.  

Numerose le persone coinvolte nell’iniziativa, a partire dai collaboratori di ciascuna realtà e le persone che, appassionate del linguaggio audiovisivo, si sono recate in sala approfittando della possibilità di fruire –sul grande schermo- di un cinema sperimentale (ivi inclusa la videoarte) troppo spesso relegato ad essere visionato privatamente o –tuttalpiù- in spazi di settore. 

 

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di Manuel Fanni Canelles *

(dal catalogo del festival) 

 

Iniziamo innanzitutto dal nome. Frame, in lingua inglese, significa “cornice” o “struttura”. Nel linguaggio cinematografico è invece, il fotogramma, cioè la singola immagine impressa su pellicola.

Entrambe le definizioni delineano il concept e il senso di ciò che è avvenuto; un contenitore dalla struttura concettuale e flessibile all’interno del quale è andato a delinearsi un interattivo gioco tessile di pensieri, immagini, suggestioni tra pubblico e visioni di registi sperimentali.

 

Il successo del format cineforum degli anni 70 la dice lunga sul bisogno quasi antropologico di allacciare  immagine e pensiero, ricercando –al termine dell’esperienza di fruizione - nessi estetici tra forma visiva e immagini interiori, e offrendo allo spettatore la possibilità - attraverso la forma dialogica e il ritorno all’esperienza primordiale del racconto – di sdoganare le proprie visioni nascoste e ristabilire così un’alleanza tra le geometrie dell’anima e quelle proprie del linguaggio audiovisivo. 

Abbiamo indagato in che direzione si stia muovendo la ricerca artistica legata alla giovane arte visiva, attraverso quei lavori che ricercano nuove modalità di sperimentazione, in un’epoca in cui il video è diventato uno dei principali mezzi di esplorazione della realtà più immediata.

Questo processo, però, non sarebbe stato possibile senza la preziosa collaborazione di Carlo Montanaro che ci ha aiutato a identificare alcuni materiali di testimonianza del percorso culturale della videoarte; accedere a un frammento del suo affascinante e ormai celebre archivio cinematografico ha infatti permesso di indagare l’anima ibrida del video e conversare sul linguaggio delle nuove tecnologie applicate all’arte. 

FRAME è stata dunque la cornice all’interno della quale si sono misurate –almeno parzialmente- queste urgenze. Il cinema Centrale di Udine ha raccolto frammenti d’archivio e nuove sperimentazioni, evidenziando le fatture di un linguaggio sempre più democratico e tecnicamente duttile, in grado di raccontare la realtà complessa del nostro tempo.

 

Ma come nell’incastro della bambola russa Matrioska, lo poteva fare solo nel parallelismo vitale e competitivo di K3, festival anch’esso elastico, dall’identità liquida, trasversale nei linguaggi utilizzati (non a caso a vincere è stato un film d’animazione) nell’eterogeneità dei concorrenti (registi riconosciuti e giovani in erba) e nelle tematiche affrontate. 

 

Innestare la competizione all’interno di un processo di riflessione culturale (e viceversa) ha permesso di uscire dal porto sicuro del dibattito fine a se stesso evitando, al contempo stesso, l’avventura di una navigazione impulsiva, priva di strumenti di orientamento.

 

 

* direttore FRAME

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