La pace diventa arte: al teatrino dell'ex Opp laboratori per ogni età

 

di Francesco Cardella 

 

L'arte agevola il dialogo, la comunicazione, sino a farne strumento di integrazione e sviluppo. A pensarla così sono le associazioni culturali Studio Open Space e Gest-Arts, artefici del progetto "L'arte della Pace", iniziativa in programma domenica 24 gennaio, nella sede del Mini Mu del parco dei bambini di San Giovanni, proposta curata in collaborazione lo stesso Mini Mu, il Gruppo Immagine e la sezione Pace e Legalità della Provincia di Trieste.
Un progetto concepito secondo i canoni del laboratorio multidisciplinare ma indirizzato a tutte le generazioni e alle varie rappresentanze etniche ed extracomunitarie locali. Una sorta di tavolozza di colori e calori, dove la creatività è l'unica cattedra e le espressioni artistiche i soli libri da sfogliare nell'arco dell'intera giornata assieme a operatori nel campo del teatro, dell'arte-terapia e della psicologia dell'evoluzione.
Il cartellone è scandito in cinque tappe monotematiche, a partire dalla "lezione" del mattino (10-11) dove la spiegazione dei principi e valori adottati fanno da prologo al resto dei lavori "pratici". Dalle 11 alle 12 si avvia infatti ilprimo laboratorio della giornata, interamente dedicato ai bimbi, dove gli adulti sono chiamati al ruolo di osservatori, di spettatori partecipi delle manualità in atto. Dalle 12 all 15 scatta il momento del cibo comune, multietnico anch'esso, la fase che non va interpretata come la classica "pausa-pranzo", anzi, che rappresenta un nuovo modulo di dialogo ravvivare la convivialità sulla base di esposizioni, tradizioni e sapori.
Si riprende nel pomeriggio, attorno alle 15, questa volta con gli adulti protagonisti assoluti di elaborati legati a pittura, musica e movimento. L'inevitabile fase di bilancio e disamina, prevista dagli organizzatori attorno alle 18, archivierà virtualmente la prima edizione dell'iniziativa, ponendo in tal modo le basi su cui lavorare in un ottica di proseguimento della saga artistico-culturale che parla di intergrazione.
«L'arte resta una esperienza elevata, di libertà - ha sottolineato il regista Manuel Fanni Canelles di Studio Open Space, uno degli artefici della iniziativa - e soprattutto l'arte è in grado di abbattere barriere sociali, grazie alla forza unificatrice che è insita nella sua struttura essenziale. E se in passato è stata nelle mani di un gruppo ristretto di persone - ha aggiunto - ora libera da taluni vincoli può e deve essere diffusa a tutti, usata come vero strumento di aggregazione collettiva».
Nonostante l'appello di "apertura" di Manuel Fanni Canneles, ogni laboratorio della prima edizione de "L'Arte per la Pace" potrà essere seguito solo da una ventina di soggetti, di cui la metà rigorosamente extracomunitari.