L'ESILIO DALL'ISTRIA DIVENTA MOMENTO DI CONDIVISIONE

 

 

di Francesco Cardella 

 

Il dolore del passato, le paure del presente, la chiave della speranza. Per affrontare i temi della ”Giornata del Ricordo”, il filtro narrativo può aggirare il senso dello strazio e della commiserazione, formulando solo momenti di riflessione. Su queste coordinate si è espresso lo spettacolo teatrale ”Il Confine”, produzione dello Studio Openspace, ideato da Barbara Sinicco, per la regia di Manuel Fanni Canelles, andato in scena al Teatro dei Fabbri con la collaborazione di Gruppo Immagine.

Tre interpreti, pochi elementi scenici, un supporto video. Fatta eccezione per le crepe dell'audio del filmato, il quadro non risulta scarno e sa offrire un filo agile e profondo, toccando la storia, accarezzando il cuore. La figura dell'esule, ”colui che parte perché deve, perché non ha avuto scelta”, il profugo istriano che non smette ”di pensare anche in italiano” indossa i panni della vittima ma non ne fa una bandiera di dolore quanto di appello e condivisione, richiamando paure e speranze comuni ad altri esodi della storia.

Sul palco Maurizio Zacchigna danza convinto, incisivo, toccante. Con lui le scene di ”Confine” si avvalgono dell'apporto di Riccardo Maranzana, più vibrante dal vivo ma penalizzato in parte nell'aspetto tecnico della recitazione in video, e della giovane Marta Comuzzi, interessante nelle movenze compulsive che la calano nell'acida funzionaria dei collegamenti con il campo profughi (di Padriciano); metafora della burocrazia, altro simbolo della distanza dai reali bisogni dell'uomo, della sua identità.

Debitamente provocatorio, inoltre, l'accostamento finale tra l'esule di un tempo e l'emigrante dei nostri giorni, dicotomia ardita ma efficace, utile per legittimare la sottolineatura sul tema del confine, l'abbandono della propria terra e il disagio dell'adattamento forzato: «Codice teatrale e scenografico sono maturati assieme - ha spiegato il regista Manuel Fanni Canelles - l'intento originale dell'intera opera non era solo un riflessione sulla tragedia dell'esodo istriano ma una anche una generale condivisione delle istanze, di vari popoli e culture, coinvolte in drammi analoghi, ricordando così pagine dolorose ancora purtroppo diffuse e attuali. Per questo crediamo che lo spettacolo possa e debba orientarsi soprattutto verso i più giovani, nel mondo delle scuole - ha aggiunto il regista triestino - dove, probabilmente, questi temi sono semisconosciuti».

L'allestimento de ”Il Confine”, sostenuto dalla Provincia di Trieste, approderà a breve infatti in alcuni istituti della intera regione ma è in procinto di ufficializzare delle date anche nel resto d'Italia, a Roma, nel Veneto e soprattutto in Lombardia, tra Milano e Brescia. Lo spettacolo - che si avvale anche della consulenza del giornalista e scrittore Pietro Spirito, delle musiche curate da Chiara Minca e Andrea Medeot, e della assistenza di Daniele Tenze, torna di scena oggi, alle 10, al Teatro dei Fabbri, con ingresso libero. 

 

Il Piccolo > 2010 > 02 > 08 ©RIPRODUZIONE RISERVATA