THE TREE OF KNOWLEDGE

 

 

Maria Rosa Sossai
I would like first of all to explain our common decision to have a conversation: we both agreed that this was the most appropriate way to explore the different aspects of your everchanging artistic activity. My wish here is, as Hans Ulrich Obrist once said, that at the end of this conversation, we won’t be the same persons as before. Conversations and encounters create new memories, new consciousness and new comprehensions of what already exists by opening new and unexplored perspectives. When I meet an artist, I often try to imagine the space where he works, do you have a studio?

 

Vorrei innanzitutto fare una premessa sulla scelta presa in comune accordo di dialogare. E’ sembrato a entrambi il modo più idoneo di esplorare i diversi aspetti della tua pratica artistica nel suo divenire. Quello che mi auguro è, come dice Hans Ulrich Obrist, che alla fine della nostra conversazione, non saremo più le stesse persone dell’inizio. Conversazioni e incontri creano infatti nuove memorie, nuove dinamiche del sé e nuove comprensioni di quello che c’è già, aprendo a prospettive inedite. Quando incontro un artista, cerco spesso di immaginare lo spazio dove lavora, tu hai uno studio?

 

Manuel Fanni Canelles
It is indeed an interesting approach to start from the “container”: environment incorporates the theatre activity, which has always been my matrix. I work in a studio which actually is a rehearsal room also used for cinema, it is pretty spacious and can easily become a set, and this enables me to experiment with the encounter between the body of the actor and the audiovisual tool.

Interessante iniziare a parlare del contenitore; l’aspetto ambientale racchiude in sé la pratica teatrale, che poi da sempre è la mia matrice. Lavoro in uno spazio che di fatto è una sala prove attrezzata anche per il cinema, abbastanza grande per permettere dunque di trasformarsi in un set e di sperimentare l’incontro tra il corpo dell’attore e il mezzo audiovisivo.

 

MRS
Your videos are often “d’après” of famous paintings: the “Death of Marat” by Jaques Louis David, the “Cristo alla Colonna” or the “Pietà con un angelo” by Antonello da Messina, and that makes me wonder, where does your interest for painting come from? Maybe from the desire to actualize a long lasting expressive tradition through newly acquired
techniques of moving images? Or maybe again, from the need to preserve the value of symbolism in our current time, where technologies have taken over?

 

Guardando i tuoi video, che sono spesso dei d’après di quadri famosi, come La morte di Marat di Jacques Louis David, il Cristo alla colonna o La Pietà con un angelo di Antonello da Messina, mi sono chiesta da cosa nascesse il tuo interesse nei confronti della pittura, forse dal desiderio di attualizzare una tradizione espressiva secolare alla luce del rinnovamento della tecnica delle immagini in movimento? Oppure dall’esigenza di preservare il valore dei simboli in un’epoca come la nostra in cui le tecnologie hanno preso il sopravvento?

 

MFC
I like to think of myself as a parasitic of others’ visions; I believe it is a reassuring idea to elaborate from an already existing formal aspect because it makes you feel less lonely, and you can connect yourself to a century-long history and process. Starting from the form allows me to investigate the frailty of the boundaries that exist among painting, theater and cinema. I have the possibility to change the matrix of the original concept and go over the intention for which it had first been designed. At this stage I try not to think about social or political matters, but those will have to emerge, eventually. In every new work I consider how I will re-create the complex and temporary nature of the fixity of the image, which is almost an oxymoron. And if you pay attention, each still of the video seems to be paused on the edge of an ending or changing condition. It is this process of continuous metamorphosis that defines the content. The original story illustrated in the painting evolves at small stages, changes into something new and delivers the product to the contemporary fruition. Maybe, to think of it, I am talking about the very creative process of the artist here.

 

Mi diverte definirmi un parassita di visioni altrui; a pensarci bene è consolante l’idea di elaborare un aspetto formale già costituito, perché fa sentire meno soli, e potere così collegarsi ad un processo e ad una storia secolari. Partire dalla forma mi permette di indagare la fragilità della frontiera che esiste tra pittura, teatro e cinema, con la possibilità di modificare la matrice dell’idea originale e andare oltre il fine per cui è stata progettata. In questa fase cerco di non pormi questioni di carattere sociale o politico, che però dovranno arrivare dopo. Ogni qualvolta progetto un nuovo lavoro, mi domando come rendere la natura complessa e provvisoria della ‘fissità’ dell’immagine, che è quasi un ossimoro. E a guardar bene, ogni still del video sembra sostare sulla soglia del venir meno e del trapasso ad un’altra condizione.
E’ proprio questo processo di continua e potenziale metamorfosi che determina il contenuto. La narrazione originale raccontata nel dipinto si modifica a piccoli stadi, diventa altro e consegna il prodotto alla fruizione contemporanea. Forse, a conti fatti, sto parlando di una riflessione sul processo creativo stesson dell’artista.

 

MRS
Now I would like to talk more specifically about your last project, “The Tree of Knowledge”, inspired by the painting “The Garden of Eden” by Lucas Cranach the Elder currently exposed at the Kunsthistorisches Museum in Vienna, where it is depicted, in a marvelous Eden, Eva offering the prohibited fruit to Adam. Compared to the previous works, this one incorporates an incredible stratification of themes and images. In “Kavòd” your video from 2010, the last words of an agonizing man evocate a spiritual testament, the bodies in the scene are devastated by disease and death, but here, in the “Tree of Knowledge” you represent the initial gesture from which our mortal condition originates – and all its consequences for humanity in terms of suffering, fatigue, disease and caducity of our existence. But there is yet another aspect of this project worth investigating, more connected to its in-process essence, and that is the transition from the immateriality of the video image to the physical presence of the children on the scene, introduced by a didactic workshop that you do with them. During the performance, the children offer apples to the spectators, and this is a declaration of intents regarding the very living matter of the transmission of knowledge, but it is also a lay interpretation of the original sin, experienced as human drive to overcome superstitions and ignorance. Moreover, it also wants to investigate, as you suggested, the boundaries between reality and fiction, literature and life.

 

E ora vorrei parlare in modo più specifico dell’ultimo tuo progetto, The Tree of Knowledge, ispirato al quadro L’albero della conoscenza di Cranach il Vecchio, dove in un lussureggiante giardino dell’Eden Eva porge il frutto proibito ad Adamo. Rispetto alle opere precedenti, questo nuovo lavoro offre una sorprendete stratificazione di temi e suggestioni. Se sino al video Kavòd (2010) in cui le ultime parole di un uomo in agonia hanno il valore di un testamento spirituale, i corpi in scena sono martoriati dalla malattia e dalla morte, in The Tree of Knowledge viene rappresentato il gesto primigenio che ha dato origine alla nostra condizione di esseri mortali, con tutto quello che esso ha comportato per l’umanità, in termini di fatica, sofferenza, malattia e caducità dell’esistenza. Ma c’è un ulteriore aspetto del progetto che è interessante indagare, più legato alla sua natura processuale, ovvero il transito dall’immaterialità

dell’immagine video alla presenza fisica e concreta dei bambini sulla scena, preceduta dal laboratorio didattico condotto da te insieme a loro. Durante la performance, il gesto con il quale i bambini offrono le mele al pubblico è una dichiarazione di intenti non solo su un tema estremamente attuale come quello della trasmissibilità della conoscenza ma è anche una rilettura laica del peccato originale, vissuta come pulsione insita negli esseri umani a oltrepassare le barriere della superstizione e dell’ignoranza. Ma indaga anche, come suggerisci tu, i confini tra realtà e finzione, letteratura e vita.

 

MFC
Well, where is the border between truth and representation, real and virtual, between to be/ not to be/ must be? All these questions surely hide a stratification process. From a formal point of view, for example, the truth and the physical effort that the actors experience on the set have their correspondence in the virtual environment, which is manipulated both on the visual and audio aspects. In the video, at a certain point, the fruit falls from the tree in a slow- motion sequence, where its speed does not respect the physical rules; the pigeons are cooing in a monotone way, like a sound in loop, and the same can be said for the clouds in the sky, whose movements are evidently fake. So, the effort of the actors is in contrast with this landscape and this is exactly what interests me. But there is a different moment in the entire sequence, where the story breaks up, and that is the suspension between each ciak, where the actors dismiss their characters. There, I believe, something changes.
Dunque, qual è il confine tra verità e rappresentazione, tra reale e virtuale, tra essere/non essere/dover essere? Tra queste domande esiste sicuramente una stratificazione. Sotto l’aspetto formale, ad esempio, la verità e l’impegno fisico che gli attori vivono sul set trovano una corrispondenza nell’ambiente virtuale, che viene manipolato sia da un punto di vista visivo che sonoro: nel video il frutto che a un certo punto si stacca dall’albero è volutamente troppo lento, non rispetta le regole della fisica e i piccioni che tubano emettono il loro verso sempre uguale, in loop, come il copia incolla di una stessa sequenza...così le nuvole del cielo il cui movimento è decisamente finto. Ecco, la fatica degli attori contrasta con questo paesaggio, e questo mi interessa. C’è però un momento differente nell’intera sequenza, lì dove la storia si interrompe ed è la sospensione tra un ciak e l’altro, dove i personaggi smettono di essere tali. Lì, a mio avviso, qualcosa cambia.

 

MRS
You decided to edit two versions of the video, the first one with the bodies of Adam and Eve, and the second one without any human presence; has this something to do with your need to explore the different possibilities of the creative process?

 

La decisione di montare due versioni del video, la prima con i corpi di Adamo ed Eva e la seconda priva di presenze umane, ha a che fare con la tua esigenza di esplorare le diverse possibilità del processo creativo?

 

 

MFC
The absence of characters in the same painting context belongs to the evolution of the project. The second version of the video is indeed a representation of Nature without mankind, and alone for this reason it can be very present. However, I don’t think it can be considered as a stand- alone work, it is more like a background, a hand-made scene to serve a representation. These two words: background and representation evocate the theater, the place where it all begins. The return to the beginning, a genesis that reformulates and redefines itself and that allows me to move away from the fiction in the cinema. The word “process” then, is crucial, because identifies a sequel of changes, a necessary transitional condition. To move between linguistic codes, to trace the borders and erase their signs is the basis of all my works. To eliminate the characters and then noting their absence is part of this work; because this miss can be refilled, but by whom? When talking about the process, then, it is important to remind that the same subject has been filmed from different angles; different gestures, lights and angles that, maybe them, will be autonomous. So, to wrap up, everything starts from the performing action on the set (where there are a camera, the acting scene and an audience) that goes through recording, codification, maybe electronic compression and becomes a moving image on a screen. Then the void.

 

L’assenza dei personaggi nel medesimo contesto pittorico fa parte del progetto nella sua evoluzione. Questa seconda versione del video è di fatto una rappresentazione della natura senza l’uomo; solo per questo quindi potrebbe risultare attuale. Ma non penso possa essere considerata al momento opera autonoma; in fin dei conti costituisce un fondale, un elemento artigianale a servizio di una rappresentazione; queste parole, fondale e rappresentazione, di fatto rimandano al teatro, dove tutto ha inizio. Un ritorno a una partenza, una genesi che si riformula e si ridetermina e che mi permette di distaccarmi dalla finzione cinematografica.

La parola processo, poi, è cruciale, perché identifica una successione di cambiamenti, una condizione provvisoria indispensabile. Migrare tra codici linguistici, segnare confini e cancellarne le tracce è alla base di ogni mio lavoro. Eliminare i personaggi e osservarne la mancanza fa parte di questo

lavoro; perché è un’assenza che può essere riempita. Ma da chi? Parlando di processo, inoltre, è giusto dire che sono state girate diverse inquadrature dello stesso soggetto. Con gesti, luci e angolazioni differenti e che, forse questi sì, potranno avere vita propria. Ma riassumendo, tutto nasce dall’azione performativa sul set (dove oltre alla camera sono presenti l’azione teatrale e un pubblico), che passa attraverso l’acquisizione, la codificazione e l’eventuale compressione elettronica e si trasforma in immagine in movimento su uno schermo. Poi il vuoto.

 

MRS
I take over from your question regarding the absence of Adam and Eve in the second version of the video, the one that will be shown during the performance with the children, and the possibility that this absence can be filled by somebody else. I believe this “somebody” are the children, whose vitality erupts when offering the fruit to the spectators. It is a tentative to actualize the Bible text, to reflect about our presence in the world and make it more conscious and more real, trying not to blindly believe all inheritance from the past and the pre- determined interpretations. This assumption has a precise educational value, because it builds up a knowledge that forms itself in the very moment when the learners are on the same level as their teachers and the historical texts. There is here no psychological pressure and this is the great value of this work, it allows to experience reality in a very direct and participative way. The workshop with the children and the performance that will follow complete a path that from the genesis arrives to our days, a path that requires different means and different expressive forms. As per the manipulations that you introduce in the editing phase of the video, the slow-motion of the falling fruit, the loop of the cooing, the noise of the ciak, all revealed in a evident and explicit manner, they are, maybe, a reflection about the present condition of the moving images, particularly of the cinema, that has ended its role as a container of the collectivism imaginary, being substituted today by the Internet and by the social network.

 

Parto da una domanda che ti poni riguardo l’assenza di Adamo ed Eva nella seconda versione del video, quella che sarà proiettata durante la performance dei bambini e la possibilità che questa loro assenza possa essere riempita da qualcun altro. Questo qualcun altro credo siano i bambini, la cui vitalità prende slancio nell’offerta della frutta al pubblico. E’ un tentativo di attualizzare il racconto biblico, per riflettere sul nostro modo di stare al mondo in una maniera più vera e consapevole, per non credere ciecamente a ciò che ci è stato tramandato e alle gerarchie di interpretazione precostituite. E questo assunto ha un preciso valore educativo e formativo perché costruisce un tipo di conoscenza che prende forma nel momento in cui i soggetti che apprendono sono su un piano paritario con i loro maestri e con le fonti storiche, nessuna forma di soggezione psicologica o intellettuale dunque ed è il grande pregio di questo progetto, che permette di fare esperienza della realtà in modo diretto e partecipe. Il laboratorio con i bambini e lo spettacolo che ne conseguirà completano così un cammino che dalla Genesi giunge sino a noi, un percorso che necessita di diversi mezzi e forme espressive. Riguardo poi alle manipolazioni che introduci nella fase di montaggio del video, il ralenty della caduta della mela dall’albero, il loop del tubare dei piccioni, o il suono del ciak, svelate in modo così evidente ed esplicito, sono forse una riflessione sulla condizione attuale delle immagini in movimento, in particolare del cinema che ha esaurito la sua funzione mitopoietica di contenitore dell’immaginario collettivo, sostituita oggi dalla rete internet e dai social network.

 

 

(dal catalogo della mostra_from the catalog of the exposition)